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<title><![CDATA[My 1st Blog - Post]]></title>
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<description><![CDATA[Blog - Ultimi post]]></description>
<lastBuildDate>Mon, 22 Mar 2010 10:39:00 GMT</lastBuildDate>
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<title><![CDATA[Sulla Guerra]]></title>
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<description><![CDATA[<p class="MsoNormal">Quello che dico io contro la guerra è che, maledizione, si
può discutere che nel mondo esistano cose giuste e sbagliate. Non è vero che
tutto è un opinione. Secondo me ci sono cose che devono essere riconosciute
oggettivamente giuste, almeno<span style="">&nbsp;
</span>considerando il postulato di fondo che il fine sia la conservazione
della specie umana, e il suo progresso nei secoli a venire. Ci sono due modi
con cui una specie in natura, può tentare di progredire. Uno è la competizione
violenta tra diverse unità della specie stessa; l&#8217;altro è quello in cui tentano
di avanzare nel rispetto reciproco. E&#8217; un fatto provato da millenni di storia
che la specie umana ha nel suo DNA, purtroppo, il primo. Si noti che non mi
interessa entrare nel merito della moralità del singolo individuo. Valuto la
specie nel suo complesso. Nonostante il progresso, nonostante la tecnologia,
l&#8217;evoluzione è stata un susseguirsi di conflitti. Questo perché le decisioni
importanti sono sempre state lasciate nelle mani di pochi. A chi sostiene che
da un punto di vista storico la democrazia<span style="">&nbsp;
</span>sia<span style="">&nbsp; </span>meglio di una monarchia
assoluta o una dittatura, ricordo che l&#8217;unico ad avere autorizzato l&#8217;uso di
armi nucleari su civili è stato un<span style="">&nbsp; </span>Presidente
della più antica democrazia del pianeta.</p>

<p class="MsoNormal">Diverse fazioni pensano ognuna di essere in possesso del miglior
modello di sviluppo, e pertanto<span style="">&nbsp;
</span>pretendono di imporlo agli altri. Nel perseguire questa azione diversi
popoli arrivano a rinunciare a considerare la vita un valore. L&#8217;uomo, cioè
questa è la triste notizia, pensa alla sopravvivenza di sé stesso, e neanche
nella sua globalità ogni popolo per sé, a riflettere una divisione che in
realtà è dentro ognuno di noi. </p>

<p class="MsoNormal">Ma torniamo a parlare del <span style="">&nbsp;</span>secondo modo di affrontare la questione evolutiva,
intesa come permanenza temporale della specie in questo universo. Come detto,
nella storia è stato usato poche volte. I risultati sono sempre stati buoni, ma
temporanei, nel senso che sono spesso stati dovuti a figure geniali ed
isolate,<span style="">&nbsp; </span>quasi sempre seguite da altre
incapaci di proseguire nella strada tracciata. Tale atteggiamento è quello di è
CONSAPEVOLE di essere una specie. Cioè <span style="">&nbsp;</span>di progredire<span style="">&nbsp;
</span>osservando la realtà e la limitatezza del mondo che ci circonda, senza
tentare di competere a tutti costi, nel rispetto del pianeta. Ci sono modelli
di sviluppo cosiddetti sostenibili, che pur essendo meno remunerativi nel breve
termine di quelli attuali del mondo occidentale, consentirebbero anche alle industrializzate
di sopravvivere e crescere. Ma meno velocemente di quanto stiamo facendo ora. </p>

<p class="MsoNormal">E&#8217; qui , secondo me,<span style="">&nbsp;
</span>che è radicata la stupidità , o meglio,<span style="">&nbsp;
</span>l&#8217;inadeguatezza , l&#8217;arretramento, il punto debole della razza umana.</p><p class="MsoNormal">Nuovi venti di guerra spirano nel Corno D'Africa<br></p><p class="MsoNormal">http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/25/somalia.shtml<br></p><br>E il numero di americani caduti in Iraq ha superato quello degli attentati del 11 set 01.<br><br>http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/12_Dicembre/26/iraq.shtml]]></description>
<category domain="http://panello.leonardo.it/blog/tag/guerra">guerra</category>
<author><![CDATA[Nik Panello]]></author>
<comments>http://panello.leonardo.it/blog/sulla_guerra.html#leggiCommenti</comments>
<pubDate>Wed, 27 Dec 2006 00:24:00 GMT</pubDate>
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<title><![CDATA[L'ultimo albero]]></title>
<link>http://panello.leonardo.it/blog/lultimo_albero.html</link>
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<description><![CDATA["Quando l'ultimo albero <br>&nbsp; Sarà stato abbattuto,<br>&nbsp; L'ultimo fiume avvelenato,<br>&nbsp; L'ultimo pesce pescato,<br>&nbsp; L'ultimo animale libero ucciso,<br>&nbsp; Vi accorgerete<br>&nbsp; Che non si può mangiare il denaro"<br>&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp;  &nbsp;&nbsp; (Orso In Piedi, capo Sioux)<br><br><br>La frase citata è stata pronunciata da uno degli ultimi capi indiani Sioux, nel secolo scorso, mentre i soldati americani cacciavano il suo popolo dalla terra che per secoli era appartenuta loro. E' incredibile come quest'uomo abbia unito semplicità e saggezza. Non credo fosse uno scienziato nè un matematico, nè un biologo. Ma per le sue crederenze religiose e per la sua indole, considerava la natura alla stregua di un essere vivente; come tale poteva essere ferito o danneggiato. Capiva che gli equilibri che ne governano l'evoluzione erano tutt'altro che casuali. L'uomo bianco aveva bisogno degli animali per nutrirsi, del legno e delle materie prime per creare le proprie città, le propriè infrastrutture, le proprie industrie destinate a supportare ed incrementare l'espansione. Senza considerare che questi beni non erano affatto illimitati, e che la sopravvivenza stessa della specie uomo da essi dipendeva. Allora il target dell'ammonizione del saggio indiano era la civiltà americana; ma la stessa cosa avrebbero potuto dire nei secoli precedenti la popolazioni autoctone dell' America Latina, e tutte le altre minoranze che negli ultimi millenni hanno visto il loro ecosistema, il luogo che aveva fatto da culla alla propria gente, conquistato, distrutto, sfruttato fino al possibile da un popolo militarmente più forte (condizione che a volte viene definita in maniera "politically correct" come "più evoluto").<br>Qualcuno potrà obbiettare che sarò troppo drastico e romantico nell' affermare che resto affascinato dall' attualità di questo messaggio. Mi si obbietterà che tali popoli soffrivano nel vedere il proprio mondo sgretolarsi, le proprie ricchezza sottratte, la propria storia distrutta, ma che era pur sempre una visione parziale, la loro. Il mondo ci sembra un sistema ben più grande e complesso, e certe risorse appaiono inesauribili o quasi. <br>In realtà sarebbe salutare per ognuno di noi realizzare che, se ci sono dubbi sull'essere finito dell'universo, per quanto riguarda la Terra non ce ne sono. Ogni piccola cosa (materiale) che ci circonda e caratterizza la nostra esperienza, è frutto di una combinazione finita e ripetibile di eventi, in determinati da particelle che si muovono e si trasformano sotto l'azione dell'energia (talvolta le due entità si trasformano dall'una all'altra, come ebbe la fortuna e l'abilità di scoprire Albert Einstein). La specie umana ha cammina tuttoggi la lunga strada della sua esistenza (cominciata in sordina qualche decina di migliaia di anni fa), esattamente come ognuno di noi nel suo piccolo fa. E' passata da uno stato totalmente caotico-animalesco, in cui era costituita da molte unità separate, ognuna delle quali traeva sostentamento e vita dall' ambiente in cui viveva. Essendo l'individuo sostanzialmente isolato, questa azione di "succhiaggio" di risorse dall'ecosistema era sostanzialmente a impatto nullo; tanto più che, quando l'uomo era poco più di uno scimmiotto non tanto&nbsp; sveglio,gli capitava spesso di essere soppiantato da altri predatori, che utilizzavano lui stesso come risorsa di sopravvivenza, riequilibrando il bilancio della natura. Col passare del tempo questo sistema disordinato e caotico cominciò a manifestare la sua tendenza a ciò che i fisici chiamano lo "stato di minima energia", cioè quello in cui le sue innumerevoli unità cominciano a tendere verso forme d'ordine. Ciò non avviene in maniera lineare, si passa da forme d'ordine dapprima molto grezze, ad altre che falliscono. E poi, dopo tanti tentativi, si trova quella giusta. Così la nostra conoscenza si evolve tuttora grazie alla ricerca, così probabilmente nel più grande laboratorio della storia (gli oceani)&nbsp; la Vita, suprema forma d'ordine, scaturì dal caos primordiale, producendo i primi organismi unicellulari.<br>Il primo stato di equlibrio ordinato dell'uomo fu probabilmente la tribù, intesa come branco; quindi i villaggi che divennero poi città, pronte a competere tra loro. In seguito diverse città diedero luogo alla forma d'ordine del popolo, o civiltà, stato che si avvicina di più alla condizione odierna di società. Diverse civiltà diedero luogo a competizioni più o meno aspre; ogni tanto sembrava che comparisse qualcuno che veramente poteva prendere il sopravvento su tutti (vedi i Romani). Ma i secoli mostrarono che la faccenda era molto più complessa, il pianetà era grande e pieno di risorse, e l'uomo non aveva ancora scoperto come usarle. Già in quelle epoche, comunque, si rilevano esempi di civiltà fiorite grazie alle ricchezze della loro terra, ma cadute in rovina dopo che la risorsa fonte del loro benessere era stata sfruttata oltre il possibile. E' ad esempio il caso dei Babilonesi, che furono tra le civiltà più ricche e fiorenti dell'antichità; la loro economia e il loro benessere poggiava sulla straordinaria fertilità della Mesopotamia; il terreno però dopo secoli di coltivazioni intensive, perdette ogni sostanza nutritiva e la civiltà si sfasciò, presto assoggettata da altre entità. Da notare che la forma di&nbsp; ordinamento civiltà, in questo caso, dimostra che il suo potenziale impatto sulla realtà in cui vive comincia ad essere visibile, ed irreversibile. L'opera di "succhiaggio", con i nuovi mezzi che l'ingegno umano realizzò è molto più intensa, e alcune zone(poche , all'epoca) del pianeta cominciano a non starci più dietro.<br>Nel Medioevo si formarono le prime Nazioni. Queste nuove forme di organizzazione, sicuramente più complesse nacquero , crebbero , colonizzarono le forme più deboli, combatterono tanto tra loro, fino a sfociare tragicamente nelle lotte più orrende, sanguinose e distruttive che il pianeta abbia mai conosciuto. Le due guerre mondiali. Il fatto che questi due eventi siano avvenuti entrambi nel secolo appena concluso dovrebbe disilluderci. I danni più gravi, a sè stesso è al pianeta , l'uomo non li ha fatti quando erano uno stupido scimmiotto e quindi in un certo senso lo si poteva anche perdonare. No; li ha fatti quando era tanto evoluto da comprendere l'equivalenza tra massa ed energia (sempre Einstein; purtroppo questa incredibile scoperta fu alla base dell'utilizzo, anche a scopi bellici, dell'energia nucleare, con tutto ciò che ne conseguì, consegue e conseguirà). Comunque lgli Stati, a partire dalla seconda metà dell'800, sperimentarono un fenomeno che cominciava ad essere qualcosa di globale, a testimonianza dell'ordine che tentava di espandersi oltre il concetto di nazione. La rivoluzione industriale. Con le tecnologie che essa rese gradatamente disponibili (tra cui, nei decenni successivi, l'energia elettrica che porto con sè la nascita delle telecomunicazioni) la famosa azione di "succhiaggio" raggiunse il suo massimo. Centinaia di milioni di uomini, inconsapevoli, con la loro azione comune guidata da un numero relativamente basso di potenti, cominciò a portare avanti l'azione più sistematica e capillare di rastrellamento-risorse che una singola specie avesse mai inaugurato sul pianeta Terra. Acqua, minerali, fossili e soprattutto idrocarburi.<br>Questa azione è proseguita fino ad oggi, divenendo evento dominante e senza precedenti nella storia. E portandosi con sè due antipatici effetti che&nbsp; la specie umana (in particolare coloro che le parti "più evolute" di essa nominano al fine di prendere le decisioni su come fare andare il mondo ) proprio non ha nè previsto nè (ora che cominciano ad essere evidenti) nè capito.<br>Primo: la grande quantità di risorse saccheggiate è stata trasformata in numerosi nuovi individui della specie dominante, che si espande in maniera esponenziale (quanto sia poderoso un aumento di tipo esponenziale) lo spiegherò in un post dedicato, perchè merita). Siamo se non sbaglio in più di cinque miliardi.<br>Secondo: L'uomo non può calcolarlo, ma il numero di molecole di gas che compongono l'atmosfera terrestre è finito; quelle sono e quelle restano. Ogni cosa che noi immettiamo lì resta. Cambiare la composizione di questa cosa, che è interfaccia tra il pianeta e il resto dell'universo, può avere (e sta cominciando) ad avere effetti deleteri su ciò che il pianeta contiene.<br>Notare tra l'altro che i due effetti sono mutuamente causali; più ciucciamo al pianeta e più cresciamo ;&nbsp; più cresciamo e più ciucciamo e sporchiamo, peggiorando così la capacità del pianeta di mantenerci.<br>A dove potrà portare questo circolo, ci penserei un altra volta; sono le due, e domattina ho da fare. Com'è come primo post ?<br> ]]></description>

<author><![CDATA[Nik Panello]]></author>
<comments>http://panello.leonardo.it/blog/lultimo_albero.html#leggiCommenti</comments>
<pubDate>Fri, 08 Dec 2006 02:04:00 GMT</pubDate>
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